Nell’officina sensibile di Heiner Goebbels

"Per Goebbels – uomo di fulgida intelligenza, schivo mai fino al distacco, sagacemente pronto a smontare l’interlocutore con tattiche d’ironia maieutica, febbrilmente acceso da una granitica passione per ricerca scenica e didattica – tensione politica ed estetica si saldano nella capacità di ridisegnare lo spazio della percezione, e quindi della relazione spettatoriale. Si tratta di disporre la creazione, e la riflessione dell’arte, in una combinatoria antigerarchica di elementi interdetti ai discorsi e alla prassi del teatro e della musica, e al loro indecidibile e antico nesso. Quest’estetica non riducibile nell’angusto territorio di un genere, disposta a spezzare ogni distanza fra teatro, musica, arte visiva e architettura, in una strategia di aggregazione esplorativa, nel tempo ha dato vita a una vera e propria ingegneria del sensibile, capace di mescidare e sovrapporre i linguaggi, non in frusti collage d’ibridazione, ma in percorsi dove poter ridiscutere “in modo eclatante la tradizione”...

Piersandra Di Matteo
Doppiozero (IT), 9 June 2016
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